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L'idroelettrico ibrido potrebbe aggiungere 25 GW di rinnovabili in sette paesi UE senza nuove infrastrutture di rete

La transizione energetica europea verso le rinnovabili potrebbe disporre di un asso nella manica ancora poco sfruttato: le infrastrutture idroelettriche esistenti. Un nuovo rapporto pubblicato dal think tank energetico Ember rivela che integrare capacità eolica e solare negli impianti idroelettrici già esistenti in sette paesi dell'Unione Europea potrebbe sbloccare fino a 25 gigawatt di energia pulita aggiuntiva senza richiedere nuovi allacciamenti alla rete. Secondo il rapporto di Ember, pubblicato nel luglio 2026, la cosiddetta "ibridizzazione" degli impianti idroelettrici esistenti in Austria, Bulgaria, Francia, Italia, Portogallo, Romania e Spagna potrebbe consentire a questi paesi di integrare il 18 percento della nuova capacità rinnovabile che si prevede verrà installata entro il 2030, il tutto senza ricorrere a infrastrutture di trasmissione aggiuntive.

Il rapporto evidenzia inoltre che l'ibridizzazione potrebbe quasi raddoppiare l'utilizzo delle connessioni di rete esistenti, riducendo in modo sostanziale la pressione finanziaria per l'espansione delle reti di trasmissione. I potenziali vantaggi sono notevoli. Gli impianti idroelettrici attualmente idonei all'ibridizzazione raggiungono in media appena il 19 percento della loro produzione massima, secondo Ember.

L'integrazione di risorse eoliche potrebbe portare quel tasso di utilizzo al 36 percento, mentre l'integrazione solare potrebbe elevarlo al 31 percento. Questi dati indicano una significativa opportunità per estrarre maggior valore da asset già in funzione e già connessi alla rete. I tempi della pubblicazione del rapporto sono cruciali.

I sette paesi analizzati da Ember prevedono di installare complessivamente 138 GW di energia eolica e solare tra il 2026 e il 2030, sulla base degli scenari elaborati dai gestori di rete. Ciò rappresenta un incremento superiore al 50 percento rispetto alla capacità eolica e solare combinata di 235 GW registrata nel 2025, tutto da realizzare nell'arco di cinque anni. Nel frattempo, paesi come Austria e Bulgaria non dispongono attualmente di capacità di rete disponibile per nuova generazione, mentre Portogallo e Romania si trovano in una situazione di margine estremamente limitato.

La congestione della rete viene sempre più identificata come uno degli ostacoli strutturali più acuti alle ambizioni europee in materia di energia pulita. Ember stima che esista un deficit di almeno 120 GW tra la capacità di rete disponibile e la crescita attesa delle rinnovabili entro il 2030 a livello continentale. Il problema non è confinato all'Europa: a livello globale, oltre 2.500 GW di progetti rinnovabili, di grande carico e di stoccaggio sono attualmente bloccati a causa di infrastrutture di trasmissione insufficienti, secondo l'International Energy Agency.

L'IEA ha chiesto che gli investimenti annuali nelle reti aumentino di circa il 50 percento entro il 2030 rispetto all'attuale livello di 400 miliardi di dollari, segnalando al contempo la necessità di potenziare le catene di approvvigionamento della rete e gestire in modo più efficace le sfide legate alla forza lavoro. Nel 2025, il Direttore Esecutivo dell'IEA Fatih Birol ha definito l'idroelettrico "il gigante dimenticato dell'elettricità", sottolineando come il potenziale del settore sia stato a lungo trascurato nelle discussioni sulla pianificazione energetica. L'idroelettrico si colloca attualmente al terzo posto tra le fonti di generazione elettrica a livello mondiale, dopo il carbone e il gas naturale.

Nel 2024, l'idroelettrico ha prodotto circa 4.500 terawattora di elettricità, equivalenti a circa il 14 percento della produzione elettrica globale, una cifra paragonabile alla produzione combinata di tutta l'energia solare ed eolica generata nel mondo. Nonostante il potenziale evidente, il quadro normativo per i progetti ibridi rimane poco sviluppato nella maggior parte d'Europa. Dei sette paesi esaminati da Ember, solo Spagna e Portogallo hanno stabilito regole formali che disciplinano i progetti rinnovabili ibridi.

L'assenza di quadri regolatori negli altri paesi è considerata un ostacolo significativo agli investimenti e alla realizzazione dei progetti. Alcuni progetti pionieristici offrono già un modello di riferimento per come l'ibridizzazione possa concretizzarsi nella pratica. In Portogallo, il parco eolico Tmega viene sviluppato in configurazione ibrida, condividendo una sottostazione con il complesso idroelettrico Tmega.

In Francia, il progetto di solare galleggiante Lazer, inaugurato nel 2023, ha installato 50.000 pannelli sul bacino idrico dell'impianto idroelettrico della diga di Lazer, raddoppiando secondo le stime la produzione di energia rinnovabile del sito riducendo al minimo il consumo aggiuntivo di suolo. L'analisi di Ember suggerisce che una riforma normativa nei restanti cinque paesi sarebbe essenziale per accelerare l'adozione di modelli ibridi e aiutare l'Europa a raggiungere i propri obiettivi di energia pulita al 2030. Facendo un uso più intelligente delle infrastrutture esistenti anziché attendere nuova capacità di rete, i progetti di idroelettrico ibrido potrebbero rappresentare una delle soluzioni più pragmatiche a breve termine sia per le preoccupazioni europee in materia di sicurezza energetica sia per gli impegni di decarbonizzazione.

Fonte: oilprice.com

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