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La spinta indiana al manifatturiero solare si ritorce contro: il mandato sulle celle domestiche provoca la chiusura delle fabbriche

Il programma di espansione dell'energia solare in India ha incontrato un ostacolo significativo, poiché le fabbriche di pannelli solari nazionali stanno iniziando a chiudere in seguito a gravi carenze di componenti provocate dalla nuova legislazione protezionistica, come riportato da Reuters il 23 luglio 2026, citando fonti del settore che hanno chiesto l'anonimato. La perturbazione trae origine da un mandato normativo entrato in vigore il 1° giugno, che obbliga i produttori indiani di moduli solari a utilizzare esclusivamente celle solari di produzione nazionale nei propri pannelli. La politica, concepita per ridurre la forte dipendenza dell'India dalle importazioni di tecnologia solare cinese, ha invece precipitato una crisi manifatturiera che mette a rischio investimenti per circa 4 miliardi di dollari, secondo le fonti del settore citate da Reuters.

Dall'entrata in vigore della legislazione, quasi un terzo dei produttori indiani di piccole e medie dimensioni di moduli solari ha cessato le attività. Questo segmento dell'industria riveste un'importanza particolare, in quanto rappresenta il 60% della capacità produttiva totale di moduli solari del Paese. L'impatto sulla produzione si preannuncia severo.

Un produttore di pannelli solari citato da Reuters ha avvertito che la produzione di moduli solari potrebbe calare da 3,2 gigawatt a soli 1 gigawatt come diretta conseguenza delle nuove norme. "Abbiamo subito gravi perdite a causa della mancata disponibilità di celle nazionali negli ultimi tre mesi", ha dichiarato il produttore. La causa profonda della crisi risiede in un disallineamento strutturale all'interno della filiera solare indiana.

Sebbene la capacità produttiva totale di moduli solari del Paese ammonti a 200 gigawatt, la capacità di produzione nazionale di celle solari è pari a soli 27 gigawatt. Prima dell'entrata in vigore della nuova legge, le importazioni dalla Cina rappresentavano oltre il 90% delle celle solari utilizzate dai produttori indiani di moduli. Le fonti del settore stimano il divario annuale tra la capacità produttiva locale di celle e la domanda effettiva in circa 2,6 gigawatt.

L'industria aveva messo in guardia il governo in anticipo su questi rischi. Quando il mandato era in fase di esame, i produttori di pannelli solari avevano avvertito che l'obbligo di utilizzare esclusivamente celle di produzione nazionale avrebbe determinato un aumento dei prezzi dei moduli e rallentato il dispiegamento delle capacità solari nel Paese. Quegli avvertimenti si sono ora tramutati in una crisi operativa concreta.

Le ricadute rischiano di compromettere le più ampie ambizioni dell'India in materia di energia rinnovabile. Il governo ha fissato l'obiettivo di raggiungere 500 gigawatt di capacità di generazione non idrocarburica entro il 2030. L'energia solare rappresenta attualmente il 29% della capacità di generazione non idrocarburica del Paese, secondo Reuters.

I piani prevedevano l'espansione della capacità solare dagli attuali 162 gigawatt a oltre 292 gigawatt entro il 2030, un obiettivo ora a rischio date le difficoltà del settore manifatturiero. L'episodio evidenzia la complessità delle strategie di localizzazione della filiera energetica, in particolare nei settori in cui gli ecosistemi produttivi globali si sono profondamente integrati. Il tentativo dell'India di svincolarsi dalle importazioni cinesi di componenti solari ha, almeno nel breve periodo, perturbato la produzione nazionale anziché stimolarla, sollevando interrogativi sui tempi e sulla sequenza della politica industriale nella transizione verso le energie rinnovabili.

Fonte: Oilprice.com / Reuters, 23 luglio 2026. Articolo di Irina Slav.

Fonte: oilprice.com

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