Gli Stati Uniti si trovano ad affrontare crescenti pressioni per limitare le esportazioni di diesel mentre i responsabili delle politiche tentano di alleviare la tensione sull'economia domestica, nonostante il declino dei prezzi globali del petrolio greggio. Il Brent ha registrato ulteriori cali, scambiando intorno ai 99 dollari al barile, poiché i mercati traggono incoraggiamento dalla prospettiva di colloqui tra Stati Uniti e Iran e dal riavvio della pipeline Est-Ovest dell'Arabia Saudita da parte di Riyadh, sebbene il ritorno alla piena capacità potrebbe richiedere diverse settimane. Il dilemma politico scaturisce da una chiara contraddizione: mentre i prezzi del diesel negli Stati Uniti hanno raggiunto massimi storici a livello domestico, il paese rimane un importante esportatore mondiale di diesel.
Le esportazioni di diesel statunitensi hanno raggiunto un record di 1,6 milioni di barili al giorno ad agosto, secondo i dati citati da Charlie Bilello, evidenziando la tensione tra il soddisfacimento della domanda interna e il mantenimento delle entrate da esportazioni. Il contesto più ampio del mercato energetico mostra segnali contrastanti tra le varie classi di asset. Il Nasdaq è salito dello 0,45% durante la notte, mentre l'S&P 500 è rimasto piatto.
Il Cboe Volatility Index è sceso di circa il 4%. I metalli preziosi hanno mostrato forza, con l'oro scambiato intorno ai 4.400 dollari per oncia e l'argento in aumento a 67 dollari per oncia. Il rame ha continuato a spingere verso nuovi massimi, mentre i futures agricoli si sono ritirati, con i futures del mais e del grano in declino.
Nei mercati australiani, i futures SPI 200 sono saliti di 18 punti, pari allo 0,2%, riflettendo modesti guadagni durante la notte. La Commonwealth Bank of Australia e ANZ Group Holdings prevedono entrambe un aumento dei tassi da parte della Reserve Bank of Australia nella settimana prossima, unendosi ad altri grandi banche nell'aspettarsi un aumento a settembre. Fonte: Mining.com.au, Charlie Bilello
Fonte: mining.com.au