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Restrizioni cinesi sulle esportazioni di magneti permanenti: rischi crescenti per l'approvvigionamento europeo

I magneti permanenti rappresentano prodotti strategici essenziali per la produzione di motori elettrici, turbine eoliche e componenti elettronici, grazie alla loro capacità di generare un campo magnetico stabile che consente maggiore efficienza e densità di potenza. Secondo l'IEA, costituiscono l'applicazione con la crescita più rapida e strategicamente più importante delle terre rare, rappresentando circa il 95% del consumo totale di terre rare per valore. L'offerta di magneti permanenti è altamente concentrata a livello geografico.

La Cina mantiene una posizione dominante nel mercato, che le ha permesso di utilizzare questi prodotti come strumento di pressione geopolitica e commerciale. Le prime restrizioni sono state introdotte nell'aprile 2025 nel contesto della guerra commerciale con gli Stati Uniti attraverso un sistema di licenze di esportazione. I controlli sono stati ulteriormente ampliati nell'ottobre 2025, ma la nuova estensione è stata sospesa nel novembre dello stesso anno come parte dell'accordo commerciale raggiunto tra Cina e Stati Uniti.

Nel luglio 2026, la Cina ha nuovamente utilizzato i controlli alle esportazioni come strumento di pressione, vietando ai suoi operatori di esportare beni a duplice uso, compresi i magneti permanenti in terre rare, verso 14 aziende europee, in risposta al 21° pacchetto di sanzioni dell'UE contro la Russia, che ha colpito anche alcune aziende cinesi. Dal punto di vista commerciale, i dati relativi al 2025 mostrano la predominanza della Cina nell'approvvigionamento di magneti permanenti sia al mercato europeo che globale. La Cina ha esportato 31mila tonnellate di magneti permanenti verso l'Europa e 73.4mila tonnellate verso paesi non UE, rappresentando da sola più del 70% dell'offerta europea e circa il 63% dell'offerta destinata ai mercati non UE.

Il Giappone è il secondo esportatore mondiale con circa 11mila tonnellate di magneti permanenti esportati, un volume quasi dieci volte inferiore a quello cinese. La Germania è il secondo fornitore più grande del mercato europeo, con 3.6mila tonnellate di magneti permanenti esportati verso l'UE, pari a poco più di un decimo delle esportazioni cinesi verso il mercato europeo. Sotto il profilo dei prezzi, dall'inizio del 2026 i prezzi FOB in euro per le esportazioni cinesi di magneti permanenti sono aumentati di più del 20% rispetto ai livelli di gennaio 2026.

L'aumento dei prezzi cinesi, che rappresentano un benchmark internazionale per i prezzi dei magneti permanenti, si è progressivamente riflesso anche nel mercato europeo. Tra gennaio e settembre 2026, i prezzi europei dei magneti permanenti espressi in euro sono aumentati di più del 12%. Le nuove restrizioni introdotte dalla Cina sulle esportazioni di magneti permanenti in terre rare verso alcune aziende europee potrebbero intensificare ulteriormente le pressioni al rialzo sui prezzi nel mercato europeo nei prossimi mesi.

Qualora queste restrizioni dovessero protrarsi nel tempo, la disponibilità di magneti permanenti nel mercato europeo potrebbe diminuire significativamente, aumentando la pressione sui prezzi e accelerandone ulteriormente la crescita. Data la forte dipendenza dell'UE dalle importazioni di magneti permanenti, un blocco delle esportazioni cinesi potrebbe generare una carenza significativa di offerta nel mercato europeo, con possibili ripercussioni sulla disponibilità e sui prezzi.

Fonte: pricepedia.it

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