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La Banca del Canada dovrebbe riprendere i rialzi dei tassi con i prezzi dell'energia ancora elevati, secondo Desjardins

Gli economisti di Desjardins prevedono che la Banca del Canada (BoC) riprenderà il ciclo di rialzi dei tassi, con un primo aumento atteso alla fine di ottobre 2026 e un secondo a gennaio 2027, secondo le Prospettive economiche e finanziarie della banca pubblicate il 22 ottobre 2026. La previsione riflette una banca centrale alle prese con pressioni contrastanti: i prezzi dell'energia restano elevati, mentre lo slancio economico mostra segnali di debolezza, in particolare sul fronte dell'occupazione. Per quanto riguarda l'energia, il team di Desjardins osserva che le esportazioni energetiche del Medio Oriente sono rimbalzate, con gli ultimi dati che indicano volumi pari a circa l'80% dei livelli precedenti alla guerra.

Tuttavia, le petroliere scarseggiano e difficilmente i prezzi del petrolio si stabilizzeranno nel breve periodo. Desjardins prevede ancora che il greggio chiuda l'anno intorno agli 80 dollari statunitensi al barile. Il conflitto in Medio Oriente dovrebbe mantenere elevati i prezzi dell'energia, ed è questo uno dei motivi principali per cui gli economisti anticipano rialzi dei tassi da parte della BoC.

Per il Canada, Desjardins descrive le proprie prospettive come oggetto di modeste revisioni al rialzo. Gli economisti prevedono una crescita del PIL reale nel terzo trimestre di circa il 2,0% su base annua, sostenuta da un lieve aumento degli investimenti delle imprese, mentre i consumi delle famiglie restano resilienti. Si attendono inoltre che la “Productivity Mega Deduction” del governo federale stimoli l'attività economica nel medio periodo, con un aumento degli investimenti delle imprese di circa l'1% in media annua dal 2027 al 2030 e del PIL reale di circa lo 0,1%.

Questo effetto sarà probabilmente in parte compensato da un aumento delle importazioni. Le tensioni commerciali con gli Stati Uniti restano un importante fattore di freno, e gli economisti citano la recente escalation della disputa commerciale tra i due Paesi. L'economia del Quebec continua a mostrare un andamento disomogeneo, secondo il rapporto.

Il PIL reale è cresciuto nel secondo trimestre, con una composizione della crescita che gli economisti descrivono come più incoraggiante rispetto ai trimestri precedenti. Tuttavia, il forte calo dell'occupazione a settembre è stato aggravato da insoliti spostamenti nel settore dell'istruzione, e Desjardins invita a interpretarlo con cautela. La crescita del PIL reale per il 2026 è stimata allo 0,4%.

Gli economisti rilevano inoltre che l'elezione di un governo minoritario del Parti Québécois (PQ) non modifica sostanzialmente le principali sfide di breve periodo della provincia. Le deboli condizioni economiche e i vincoli di bilancio limiteranno il margine di manovra del nuovo governo, soprattutto mentre lavora al pareggio di bilancio nel 2028-2029. Le prospettive dell'Ontario sono migliorate dopo revisioni che hanno evidenziato una maggiore resilienza economica rispetto alle attese.

La provincia ha superato il resto del Canada nel primo semestre del 2026, con la crescita del primo trimestre rivista da una contrazione a una variazione nulla. La spesa delle famiglie dovrebbe continuare a beneficiare di un mercato del lavoro relativamente solido, mentre il settore dei beni è più debole, con i dazi previsti dalla Sezione 338 che ampliano l'esposizione della provincia. Le nuove costruzioni residenziali sono tornate su livelli contenuti nel terzo trimestre, e Desjardins prevede che l'inflazione in Ontario resti al di sotto della media nazionale.

Negli Stati Uniti, l'aggiornamento annuale dei Conti economici nazionali pubblicato a settembre ha apportato una lieve revisione al rialzo della crescita del PIL reale per il primo semestre del 2026. Desjardins prevede una crescita annualizzata superiore al 3% nel terzo trimestre, trainata dalla spesa delle famiglie, dal proseguimento degli investimenti nell'intelligenza artificiale e dall'aumento delle scorte delle imprese. Gli economisti descrivono l'economia statunitense come sorprendentemente resiliente nonostante i costi più elevati del carburante, i rialzi dei tassi e un ulteriore calo della fiducia dei consumatori.

L'inflazione statunitense dovrebbe restare piuttosto elevata nel breve periodo, per poi iniziare a scendere nel secondo trimestre del 2027. Desjardins ha inoltre rivisto le proprie previsioni sulla Federal Reserve, includendo un ulteriore rialzo entro fine anno per contenere le pressioni inflazionistiche, mentre la prospettiva di più lungo periodo resta invariata, con un allentamento probabilmente necessario l'anno prossimo. Altrove, il PIL reale cinese ha accelerato nel terzo trimestre, sostenuto da una domanda interna più robusta a settembre e dalla forza persistente delle esportazioni.

Nell'eurozona, i recenti indici PMI suggeriscono una crescita economica piuttosto stabile, ma l'aumento dell'inflazione, dei tassi di politica monetaria e dei rendimenti obbligazionari potrebbe pesare maggiormente sull'attività. Sui mercati finanziari, Desjardins rileva che il dollaro canadese si è indebolito più del previsto e che la precedente previsione di 1,38 dollari statunitensi a fine anno è ormai superata. Gli economisti stimano ora che il cambio USDCAD resti intorno a 1,42 nei prossimi mesi, pur continuando ad attendersi che i differenziali dei tassi di interesse tra Stati Uniti e Canada si riducano il prossimo anno e che il dollaro canadese si rafforzi.

I titoli azionari canadesi stanno recuperando terreno dopo il calo di settembre e continuano a sovraperformare l'S&P 500 quest'anno, sebbene i risultati delle aziende tecnologiche nel mese successivo saranno un fattore determinante per le prospettive. Desjardins individua diversi rischi per i propri scenari. Il principale è che il conflitto con l'Iran si prolunghi o si estenda ad altri Paesi, il che potrebbe spingere al rialzo i prezzi dell'energia e aumentare sensibilmente l'inflazione.

Altri rischi includono la guerra tra Ucraina e Russia, la disputa commerciale tra Canada e Stati Uniti, il continuo aumento dei rendimenti obbligazionari che potrebbe gravare sulle economie fortemente indebitate, le elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre e una brusca correzione dei mercati azionari che hanno tratto notevole beneficio dal boom dell'intelligenza artificiale. Gli economisti avvertono che le banche centrali potrebbero dover accelerare i cicli di restrizione monetaria se l'inflazione dovesse salire in modo considerevole. Fonte: Desjardins Economic Studies, “Economic and Financial Outlook”, ottobre 2026, a cura di Jimmy Jean, Randall Bartlett, Benoit P.

Durocher, Royce Mendes, Mirza Shaheryar Baig, Marc-Antoine Dumont, Tiago Figueiredo, Francis Généreux, Sonny Scarfone, Oskar Stone, Hendrix Vachon e LJ Valencia.

Fonte: desjardins.com

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